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Le alluvioni della Calancasca e della Moesa

Le piene alluvionali della Calancasca rappresentano il capitolo più tragico della storia del Comune di Grono. La Calancasca, che un tempo aveva a Grono il suo sbocco (a un livello molto più elevato di oggi), passava anticamente  nella località chiamata oggi la Monda della Valle come rivela la configurazione del terreno, lambendo, alla sua sinistra, il poggio di Ranzo di sopra e, più innanzi, il rialzo dei Ronchìtt, del Mott nella zona Sabbioni-Signù. Solo più tardi il torrente virò al suo sbocco a destra seguendo la base rocciosa di Pianecc e formando così l’attuale corso.

Si ritiene che le alluvioni disastrose della Calancasca fossero la conseguenza dei tagli liberi, e su vasta scala, nei boschi della Calanca interna (che risalgono, pare, alla fine del 1600). La stessa flottazione del legname contribuì, si ha ragione di credere, all'erosione delle sponde del fiume. Tre le alluvioni particolarmente disastrose documentate nei registri: la prima avvenne nell’anno 1727, la seconda si verificatò il 24 settembre 1799 e l’ultima avvenne il 19 settembre 1829. La causa di quest'ultima alluvione fu la rottura della famosa chiusa, o serra, costruita al ponte di Cauco, che tratteneva migliaia di tronchi in un lago artificiale che si estendeva fino alla cappella sotto Santa Domenica. Fortunatamente non si registrarono vittime umane. Il danno causato fu valutato a 162.465 lire. Una colletta a favore dei danneggiati, fatta nel Cantone, fruttò la somma di 640.50 fiorini, corrispondenti a 1843 lire mesolcinesi (cfr. TOGNOLA, Gaspare, Grono antico comune di Mesolcina, Poschiavo 1957, p. 46). Solamente dopo il disastro l’autorità cantonale intervenne imponendo il divieto della flottazione e delle serre. Interessante osservare che ancora nel 1851 il Comune di Grono, preoccupato per la sua sicurezza, chiese in Gran Consiglio di disciplinare il taglio dei boschi in Valle Calanca.

La furia della Moesa del 1951

Rammentiamo in questo spazio anche la piena disastrosa della Moesa del 1834 e le alluvioni del 1951. Era un mercoledì di fine estate quel 27 agosto del 1834 che il fiume travolse il vecchio ponte coperto in legno di Oltra, la vicina cappella dell’Addolorata e una vasta zona prativa nella località di Bola e Portonasca. Allora andò quasi completamente distrutto il Pro del Comun di oltre trenta pertiche (più di due ettari) che all'inizio del 1600 il capitano Giacomo Tognola volle legare al Comune. La più recente ondata di maltempo che nel  1951 a Roveredo distrusse un'arcata del ponte sulla Moesa e che nell'Alto Ticino scatenò distruzione e morte tramandate in prosa dallo scrittore di Airolo Giovanni Orelli nel celebre romanzo 'L'anno della valanga', scossero anche l'allora comunità gronese.  

Riproponiamo di seguito le preziose Memorie del prof. dott. Rinaldo Boldini 

Video promozionale: estate 2020

L’idea del progetto è quella di promuovere il Comune di Grono al turismo locale, nazionale ed internazionale dopo le difficoltà legate al lockdown (Covid19).
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Appari! grido, Appari! alla montagna,
che senza fine lungo i giorni e il tempo
da me volge lo sguardo e resta sola.
Appari! la montagna mi risponde...
E questa voce non è ancora spenta
che già torna invincibile il silenzio
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 Remo fasani

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Clemente Maria a Marca, di Soazza
(1764 - 1819)

Podestà di Teglio e governatore della Valtellina. Deputato alla Dieta generale a Berna, presidente del Gran Consiglio e membro del governo grigionese, presidente del tribunale d'appello. Protesse il soggiorno di Ugo Foscolo a Roveredo. Commerciante di legname e promotore del nuovo collegamento stradale da Bellinzona a Coira attraverso il San Bernardino.

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