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  • la festa dell'aggregazione

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    a due anni dall’unione fra Grono, Leggia e Verdabbio

  • la Torre Fiorenzana, l'edificio più antico

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    parte di un complesso fortificato risalente al XII secolo

  • il 'Palazz ross' o Cà Rossa

    il 'Palazz ross' o Cà Rossa

    con pregevoli soffitti in stucco e dipinti di ninfee e putti

  • il quartiere di Grono

    il quartiere di Grono

    modernità e tradizioni

  • murale di Piazza Mota

    murale di Piazza Mota

    arte urbana in paese

  • il quartiere di Leggia

    il quartiere di Leggia

    epoche a confronto

  • il quartiere di Verdabbio

    il quartiere di Verdabbio

    con uno dei più grandi massi cuppellari della Svizzera

  • l’incanto della Val Cama

    l’incanto della Val Cama

    il concetto paesaggistico dell’Alp de Lagh

  • l'inaugurazione della Cà Rossa

    l'inaugurazione della Cà Rossa

I profughi italiani

I profughi italiani arrivarono in Val Mesolcina dopo la repressione dei moti rivoluzionari per l’indipendenza italiana del 1821. I primi giunti a Grono pare siano stati due dottori in medicina: Dom. Brancha e Castagnoni. Da una decisione della Vicinanza del 7 dicembre 1823 risulta che il Brancha prima e in seguito il Castagnoni vennero, a loro richiesta , ammessi a “servire la Comunità in qualità di medici, ai quali si riconoscerà un Luigi Annuo”. Nel paese giunse pure il Dr. Umiltà Repoldi, altro medico che abitò prima a Mesocco e più tardi a Grono dove rimase per undici anni. A Grono dimorò poi Andrea Simeoni, mazziniano, che per sbarcare il lunario istituì una scuola privata nella casa di Cimagrono, frequentata anche da giovani dei paesi vicini. Nel 1835 Grono nominò il Simeoni maestro della scuola comunale, fino ad allora affidata ai parroci.

Purtroppo al neoeletto maestro, persona stimata in paese, fu respinta da Coira una domanda della Sovrastanza per l'ottenimento di un permesso di soggiorno. Questa richiesta fu corredata anche da una supplica di molti padri di famiglia. Tuttavia, dopo lunghe corrispondenze, il governo cantonale ordinò l'espulsione del Simeoni.

La faccenda ebbe perfino strascichi legali per il Comune di Grono. In seguito al conflitto sorto tra gli organi della polizia e il Console reggente Fedele Tognola, intervenuto a proteggere il maestro, il Comune venne infatti denunciato per atto di ribellione al Gran Consiglio. Malgrado una brillante difesa dell’avv. Giov. Batt. Tscharner, il Gran Consiglio si pronunciò in data 8 novembre 1836 a maggioranza contro il mazziniano in questi termini: il Comune di Grono è ritenuto colpevole di insubordinazione alle Autorità cantonali e di conseguenza obbligato a:
1. Espellere immediatamente il maestro Simeoni, con minaccia, in caso diverso, di intervento militare a sue spese;
2. Pagare una multa di 50 corone;
3. Pagare le spese, dell’importo di 500 Fiorini.

Video promozionale: estate 2020

L’idea del progetto è quella di promuovere il Comune di Grono al turismo locale, nazionale ed internazionale dopo le difficoltà legate al lockdown (Covid19).
Queste immagini hanno l’intento di motivare la gente a scoprire o riscoprire le bellezze del nostro territorio, incentivando un turismo a chilometro zero.

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Il Municipio è stato a più riprese sensibilizzato sul problema dei gatti randagi a Leggia. L'esecutivo ha deciso di adottare alcune misure di ordine pubblico per...

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Eco del monte

Appari! grido, Appari! alla montagna,
che senza fine lungo i giorni e il tempo
da me volge lo sguardo e resta sola.
Appari! la montagna mi risponde...
E questa voce non è ancora spenta
che già torna invincibile il silenzio
e l’orma antica pasce sulle rocce.

 Remo fasani

Il Comune

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Clemente Maria a Marca, di Soazza
(1764 - 1819)

Podestà di Teglio e governatore della Valtellina. Deputato alla Dieta generale a Berna, presidente del Gran Consiglio e membro del governo grigionese, presidente del tribunale d'appello. Protesse il soggiorno di Ugo Foscolo a Roveredo. Commerciante di legname e promotore del nuovo collegamento stradale da Bellinzona a Coira attraverso il San Bernardino.

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